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Sulla griglia certe cose non si fanno: le uova, il riso saltato, le verdure tagliate fini, il tonno alla piastra, lo smash burger con la sua crosta continua. Per quelle serve una piastra per barbecue, o plancha, come la chiamano spagnoli e francesi. Il problema è che sotto questo nome stanno sette oggetti diversi, da 20 a 1.000 euro, e i negozi te li mettono tutti nello stesso elenco.
In questa guida li separo: piastra in ghisa o in acciaio, quale piastra entra nel tuo barbecue a carbone o a gas, quando conviene una plancha a gas autonoma. Dove ho una piastra in casa te lo dico, dove no te lo dico lo stesso.
La piastra per barbecue giusta dipende dal barbecue che hai già. Se esiste una piastra dedicata al tuo modello, è quasi sempre la scelta migliore; se non esiste, va bene una piastra universale in ghisa da appoggiare sulla griglia; se cucini alla piastra spesso e per tante persone, conviene una plancha a gas autonoma. Ecco tutte le famiglie a confronto.
Tipo
Per chi
Fascia di prezzo
Piastra dedicata del tuo barbecue
Chi ha un Weber, un Campingaz, un Char-Broil, un Napoleon
20–260 €
Piastra universale da appoggio
Chi ha un barbecue a gas senza piastra dedicata
30–60 €
Piastra a tutto diametro per kettle 57
Chi vuole trasformare il kettle in una plancha
60–180 €
Fire plate ad anello
Chi vuole il disco grande da tavolata
180 € e oltre
Piastra grande per muratura e fuoco
Chi cucina su barbecue in muratura o su fuoco aperto
46–80 €
Plancha a gas autonoma
Chi cucina spesso alla piastra e per tante persone
La griglia, in cottura diretta, cuoce soprattutto per irraggiamento: il calore sale dalla brace o dai bruciatori, e il grasso che cola cade sul fuoco, vaporizza e torna sul cibo. Buona parte di quello che chiamiamo “sapore di grigliata” nasce da lì, ed è anche il motivo per cui la differenza tra carbone e gas è più piccola di quanto si creda. In cottura indiretta il cibo non sta sopra le braci o sui bruciatori accesi, ma di lato. Cuoce grazie all’aria calda che circola sotto il coperchio chiuso, come in un forno. Il grasso che cola quindi non cade sul fuoco e non vaporizza: il sapore arriva dalla crosta e, se lo aggiungi, dal fumo del legno.
La piastra cuoce per contatto. Non cola niente sul fuoco, quindi niente fumo di grasso e niente fiammate, e la superficie del cibo tocca il metallo ovunque: la crosta è continua, non a righe. Lo smash burger è l’esempio perfetto. La pallina di carne va schiacciata con forza sulla superficie rovente, e sulla griglia passerebbe tra le barre. Sulla piastra invece si allarga in un disco sottile che aderisce al metallo in ogni punto, ed è da lì che nasce la sua crosta.
Quindi non sono alternative. Una bistecca alta la preferisco sulla griglia; le cipolle stufate, il riso saltato, le capesante, le uova e tutto ciò che è piccolo o liquido vanno sulla piastra. E vale anche qui: la rosolatura non sigilla niente, né sulla griglia né sulla piastra. Serve a fare crosta e sapore, e basta questo.
C’è un motivo sbagliato per cui tanti comprano una piastra: scappare dalle fiammate. Sul kettle e sul gas le fiammate si governano con la cottura a due zone, con il coperchio e con l’aria: sposti il pezzo sulla zona senza fuoco, chiudi, e il grasso smette di bruciare. La piastra le elimina, ma ti toglie anche il sapore della griglia. Va comprata per quello che sa fare, cioè crosta continua e cibi piccoli, non come rimedio a un setup da sistemare. Diverso è il barbecue in muratura, che il coperchio non ce l’ha: lì la piastra è davvero lo strumento più semplice per tenere a bada il fuoco.
Piastra in ghisa o in acciaio: quale scegliere
Piastra in ghisa o in acciaio è la domanda che ci si fa più spesso. La risposta breve: la ghisa accumula, l’acciaio reagisce. Il resto sono conseguenze.
Ghisa grezza e ghisa smaltata
La ghisa è pesante e lenta a scaldarsi, ma una volta in temperatura non crolla quando ci appoggi sopra sei hamburger freddi di frigo. È il materiale della piastra GBS Weber, delle piastre Weber Q, dell’inserto Weber per kettle e della maggior parte delle universali da appoggio.
La ghisa grezza (nera, opaca) va stagionata: un velo d’olio polimerizzato che la protegge dalla ruggine e la rende antiaderente con l’uso. La ghisa smaltata no: lo smalto è già la superficie di cottura. Tutte le piastre Weber in ghisa che trovi in negozio sono smaltate.
La ghisa ha un limite da conoscere: è rigida e teme gli sbalzi di temperatura violenti. Più avanti ti dico qual è l’errore che la spacca.
💡 Lo sapevi?
Grezza o smaltata, la ghisa scalda allo stesso modo: lo smalto cambia la manutenzione, non la cottura. Sulla grezza il seasoning si costruisce cucinando e si rovina lasciandola bagnata. Sulla smaltata non c’è niente da costruire: un velo d’olio prima di cuocere basta, e la ruggine compare solo dove lo smalto è scheggiato. Per questo sulla smaltata gli utensili si usano piatti, senza colpi di taglio.
Acciaio al carbonio
È il materiale delle plancha professionali e delle grandi piastre americane tipo Blackstone. Più leggero della ghisa a parità di misura, si scalda prima e risponde prima quando abbassi il fuoco: sui cibi delicati perdona di più.
In cambio va stagionato come la ghisa grezza e arrugginisce in fretta se lo lasci fuori bagnato. Su una piastra che vive all’aperto è il punto da mettere in conto prima di comprarla.
Acciaio smaltato, inox e antiaderente
L’acciaio smaltato porcellanato è la strada scelta da Weber per le Slate europee: niente stagionatura, pronta subito, resistente alla ruggine. Lo smalto però è vetroso, quindi spatola sì, colpi di taglio no. Ce l’ho e l’ho raccontata nella recensione della Slate GP 56.
L’inox non arrugginisce e si lava senza pensieri, ma conduce il calore peggio di ghisa e acciaio al carbonio: con uno spessore sottile le zone calde si sentono. Ha senso negli spessori importanti, come le piastre inox da 5 mm delle plancha professionali.
Le piastre con rivestimento antiaderente ceramico sono comode per pesce e uova, ma il rivestimento ha un limite di temperatura e uno di durata: controlla sempre quello dichiarato dal produttore prima di metterle sulla brace.
Lo spessore conta quanto il materiale
A parità di materiale, lo spessore decide come si comporta la piastra. Più metallo vuol dire più calore immagazzinato: quando ci appoggi sopra la carne fredda la superficie cala poco e torna su in fretta, e il calore si distribuisce in modo più uniforme anche se la fiamma sotto non lo è.
Con la ghisa il problema quasi non si pone: è fragile, quindi è sempre fusa spessa. È con l’acciaio che bisogna guardare la scheda. Una lamiera da 2-3 mm, anche se è “acciaio inox”, si scalda a chiazze, perde temperatura appena la carichi e sopra una fiamma diretta tende a imbarcarsi. Da 5-6 mm in su si comporta da piastra vera. Se la scheda prodotto non dichiara lo spessore, il peso è un buon indizio: una piastra che si solleva con due dita non ha massa sufficiente per fare crosta.
La piastra in ghisa fa male?
No. La ghisa può cedere un po’ di ferro al cibo, ma succede in quantità apprezzabili solo con cibi umidi, acidi e cotti a lungo: un sugo di pomodoro che sobbolle, non un hamburger. In un test di America’s Test Kitchen un sugo cotto in ghisa non stagionata conteneva circa dieci volte il ferro di quello cotto in ghisa stagionata, che a sua volta superava di pochi milligrammi l’acciaio inox.
Su una piastra le cotture sono brevi e asciutte, e la superficie è stagionata o smaltata: la questione praticamente non si pone. L’unica cosa da evitare è cuocerci a lungo una salsa acida su ghisa grezza: non per la salute, ma perché prende sapore di metallo e rovina la stagionatura.
Quale piastra per il tuo barbecue: carbone, gas e muratura
Questa è la sezione che conta di più. Una piastra che non entra nel tuo barbecue, o che toglie tutta la griglia quando ti serviva solo metà, è un acquisto sbagliato anche se è ottima.
Piastra per kettle Weber 57 cm
Sul kettle hai tre strade, molto diverse per prezzo e per uso.
La piastra GBS (#7421, ghisa smaltata) si incastra al centro della griglia Gourmet BBQ System al posto dell’inserto rotondo. Occupa solo il centro: il resto della griglia resta libero per la carne. È compatibile anche con le griglie GBS di Genesis, Spirit, Summit e SmokeFire. Ce l’ho.
L’inserto piastra rotonda Weber (#3400844, ghisa smaltata) copre l’intera superficie del 57 cm, con bordo rialzato, due maniglie in inox e una fessura posteriore che convoglia il grasso verso una vaschetta venduta a parte. È pesante, e il bordo posteriore dritto aiuta a lavorare con la spatola piatta. È il prodotto del momento, ma costa quasi 180 euro, ed è il motivo per cui la maggior parte di chi vuole una piastra a tutto diametro finisce sulle alternative aftermarket.
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Tra Weber.com e AgriEuro il prezzo cambia di pochi euro, ma la disponibilità no: confronta prima di ordinare.
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Le alternative OnlyFire per il 57 cm sono due: una piastra con rivestimento antiaderente in ceramica e base di supporto, che va anche su drum, barrel e UDS, e una plancha in acciaio inox. Si comprano su Amazon, perché sul sito OnlyFire le piastre per kettle non ci sono.
Poi c’è la fascia alta: i fire plate ad anello, dischi grandi che si appoggiano sul bordo del kettle e debordano oltre il braciere. Le braci stanno al centro, sotto il foro: la piastra è rovente vicino al fuoco e più tiepida verso il bordo, quindi hai le zone di cottura già pronte in un unico disco. Quello più facile da trovare è il Grillrost.com da 80 cm, in acciaio da 5 mm con foro centrale da 20 cm, che si compra anche su Amazon. Essendo acciaio grezzo va stagionato come una plancha e protetto dall’umidità. Chi vuole la ghisa può guardare il Moesta BBQ Disk (6 mm, 75 cm), che però si ordina dal produttore tedesco e costa circa il triplo. Sono oggetti da tavolata, pesanti e scenografici, e trasformano il kettle in una chapa argentina.
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Sul kettle la piastra si comporta come la griglia: è calda dove sotto ci sono le braci. Se le distribuisci su un lato solo hai una zona rovente per la crosta e una tiepida per tenere in caldo, esattamente come nella cottura a due zone. Con l’inserto a tutto diametro è l’unico modo che hai per regolare il calore, quindi conviene deciderlo prima di accendere, non dopo.
La piastra scalda. Le braci decidono.
Sul kettle la piastra è rovente solo dove sotto ci sono le braci. Quante metterne, dove disporle e come regolare le valvole è il cuore dell’ebook “Master Touch: Da Zero a Pitmaster”: il metodo per gestire fuoco e temperature sul tuo Weber, dalla piastra al low & slow.
Piastra per barbecue a gas: trova quella del tuo modello
Se hai un barbecue a gas di marca, quasi sempre esiste una piastra fatta apposta. Conviene quasi sempre sull’universale: si incastra al posto di una griglia, non balla e il grasso va dove deve.
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📋 Prima di ordinare, controlla il codice
Weber cambia le griglie tra una generazione e l’altra: Genesis II e Genesis 2022, o le Q “N” del 2025 e le Q precedenti, non montano sempre le stesse piastre. Il codice del modello è sull’etichetta dentro il vano bombola o sotto il piano laterale: confrontalo con la compatibilità dichiarata sulla scheda prodotto. Sulle piastre in ghisa grezza vale la manutenzione che trovi nella guida su come pulire la griglia in ghisa.
Mezza piastra o piastra intera?
Sui Weber Q la domanda vera non è “ghisa o acciaio”, è questa. La mezza piastra prende il posto di metà griglia: a sinistra la carne sulla griglia, a destra le verdure, le cipolle o le uova sulla piastra, nello stesso momento. La piastra intera trasforma il Q in una plancha, ma per grigliare devi toglierla.
Per un barbecue che fa tutto, la mezza è la scelta più versatile e costa meno. L’intera ha senso se il Q lo usi soprattutto come piastra, per esempio per gli smash burger per sei.
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È la più venduta della gamma Q: tra Amazon e AgriEuro le differenze di prezzo e di disponibilità ci sono spesso.
Se hai un Q hai un barbecue piccolo: cucini per due, al massimo quattro persone, e una superficie enorme non ti serve. Per questo sul mio Q 2200 ho la mezza piastra: due sistemi di cottura in uno, e costa anche meno. Gli usi tipici sono quelli che sulla griglia ti fanno dannare: piccoli pezzi di pesce, gamberi, asparagi che altrimenti finiscono tra le barre. Oppure l’hamburger sulla griglia e il pane che si tosta sulla piastra, nello stesso momento.
Piastra universale per barbecue a gas
Se il tuo barbecue non ha una piastra dedicata, la soluzione è una piastra universale da appoggiare sulla griglia. Le più diffuse sono in ghisa reversibile, con un lato liscio e uno rigato: BBQ-Toro (40×20,5 e 44×24,5 cm, anche smaltata), Wiltec, VEVOR (anche in inox), Barbecook, vidaXL, Rösle e Enders.
Tre controlli prima di comprarla:
misura: deve lasciare almeno un bruciatore di griglia libero e non toccare le pareti del coperchio
raccolta del grasso: un bordo rialzato o una canalina evita che il grasso coli sui bruciatori e prenda fuoco
peso: una piastra in ghisa da 45 cm supera facilmente i 4-5 kg, e va sollevata calda
Molte piastre universali sono reversibili, con un lato liscio e uno rigato, ed è la prima domanda che ci si fa quando la si gira in mano. Per quasi tutto conviene il lato liscio. Il motivo è il contatto: sulla liscia l’intera superficie del cibo tocca il metallo e la crosta si forma ovunque; sulla rigata tocca solo le costole, e tra una riga e l’altra resta pallido.
Il lato rigato tiene il cibo sollevato e il grasso scende nei canali. Sembra un vantaggio, ma lì il grasso non cade sul fuoco come sulla griglia: resta sulla piastra calda, fuma e si incrosta, e i canali sono la parte più faticosa da pulire. Quello che ottieni sono i segni della griglia, senza il suo sapore.
La rigata ha senso quando i segni sono tutto ciò che cerchi: verdure a fette, pane tostato, un panino da scaldare. Per smash burger, uova, pesce, riso e tutto ciò per cui una piastra si compra, usa il lato liscio. E se vuoi i segni veri, usa la griglia.
Piastra per barbecue in muratura e fuoco aperto
Il barbecue in muratura è il caso in cui la piastra serve di più. Senza coperchio la griglia cuoce solo da sotto, e tutto ciò che è piccolo, delicato o grasso finisce bruciato fuori e crudo dentro, oppure in mezzo alle braci. La piastra mette una lastra di metallo tra il fuoco e il cibo: le verdure, il pesce, le uova e le salsicce tagliate a metà diventano gestibili anche su un focolare aperto.
Su questi barbecue la piastra va scelta con criteri diversi da quella per il gas:
misura: misura il vano interno e scegli una piastra che lasci almeno qualche centimetro libero sui lati, così l’aria arriva alle braci e il fumo esce. Le più diffuse vanno da 60×40 a 100×60 cm.
spessore: almeno 5-6 mm, in ghisa o in acciaio. Sopra un fuoco di legna le piastre sottili scaldano a chiazze e tendono a imbarcarsi.
raccolta del grasso: un bordo rialzato o un foro di scolo. Senza, il grasso cola sulle braci e fa le fiammate che volevi evitare.
peso: una piastra grande in ghisa pesa parecchi chili. Va messa in posizione a freddo, prima di accendere, e tolta solo quando è tornata tiepida.
Il calore lo regoli come con la griglia. Se il tuo muratura ha le guide a più altezze, la quota della piastra è la tua manopola: in basso per rosolare, più in alto per cuocere piano. E come sulla griglia conviene non coprire tutto il fondo di braci: una zona carica e una vuota ti danno una parte rovente e una per tenere in caldo.
Con la legna c’è una regola in più: si cuoce sulla brace, non sulla fiamma. Aspetta che la legna si sia consumata in brace prima di posare il cibo sulla piastra. Le fiamme alte scaldano la piastra in modo irregolare e la anneriscono di fuliggine.
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Se stai ancora valutando il muratura o vuoi sfruttare meglio quello che hai, trovi tutto nella guida al barbecue in muratura.
Plancha a gas: quando la piastra-accessorio non basta
Una plancha autonoma è un barbecue che ha solo la piastra: bruciatori sotto, raccolta del grasso dedicata, nessuna griglia. Ha senso se la piastra la usi spesso e per tante persone: lì la piastra-accessorio appoggiata sulla griglia mostra i suoi limiti di superficie.
Ce l’ho, ed è una Weber Slate GP 56. In passato ho usato una Campingaz Plancha EX Plus, oggi fuori produzione. La Slate europea ha il piano in acciaio smaltato porcellanato: non si stagiona ed è pronta subito, ma lo smalto va trattato con rispetto. La gamma comprende la GP 43 da tavolo con cartuccia, la GP 56 a due bruciatori, la GPD 76 carrellata con termometro digitale e la GPSB 76 con fornello laterale. Tutti i dettagli nella recensione della Slate GP 56.
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Su questa piastra le offerte arrivano spesso: tra Amazon e AgriEuro il prezzo può cambiare di decine di euro.
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Le alternative alla Slate sono parecchie, e la prima da nominare è Blackstone, il marchio americano che ha reso famose le plancha da giardino. Il modello simbolo è la griddle da 36 pollici (circa 90 cm) a quattro bruciatori indipendenti, con coperchio rigido, che si trova anche su Amazon. Il piano è in acciaio laminato, pre-stagionato in fabbrica. È l’opposto della Slate: non teme urti né spatole, ma va curato come la ghisa grezza, cioè stagionato, oliato dopo ogni uso e protetto dall’umidità, altrimenti arrugginisce in fretta. È la scelta giusta per chi cucina per tante persone e non ha problemi a dedicare cinque minuti alla manutenzione.
Poi ci sono Campingaz, che ha in catalogo otto plancha tra 199 e 599 euro, Char-Broil, Forge Adour, PLA.NET e una fascia bassa da grande distribuzione. Prima di scegliere guarda tre cose:
il materiale del piano: acciaio nudo da stagionare, come Blackstone, o smaltato, come la Slate
il numero di bruciatori: con uno solo non hai zone
dove finisce il grasso: vaschetta frontale o posteriore, facile da estrarre e da pulire
Esiste anche una via di mezzo: i barbecue con piastra integrata, come i Royal Food FOL-3400 e FOL-4100 a legna e carbone con griglia e piastra, o il Campingaz 4 Select EXS SBS a gas con piastra reversibile. Hanno senso se vuoi un solo barbecue che faccia entrambe le cose.
Come usare la piastra sul barbecue
Preriscalda con calma
Il preriscaldamento è il passaggio che decide se la piastra funziona o se diventa una padella in cui tutto si attacca. Il cibo si attacca quando la superficie non è abbastanza calda: invece di formare subito la crosta, le proteine fanno presa sul metallo prima che l’umidità superficiale sia evaporata. Su una piastra ben calda quella frazione di secondo non c’è: il cibo sfrigola, la crosta si forma e dopo un po’ si stacca da solo.
La regola cambia con il materiale. La ghisa è lenta e rigida: mettila sul barbecue a freddo e falla salire insieme a lui, a fuoco medio per i primi 10-15 minuti, poi alza. Se la appoggi già fredda su un fuoco al massimo, il centro diventa rovente mentre i bordi sono ancora tiepidi, e quello sbalzo la stressa. Sulla ghisa smaltata è anche il modo in cui lo smalto si scheggia. L’acciaio si scalda molto prima, ma anche lui preferisce una salita graduale: le piastre sottili scaldate a fuoco violento tendono a imbarcarsi.
Sul gas metti la piastra sulla griglia, accendi a fuoco medio e chiudi il coperchio, così scalda anche dall’alto. Sul kettle posala sulla griglia quando hai versato le braci, poi chiudi il coperchio con le valvole aperte. Su una plancha autonoma come la Slate basta accendere: il piano è fatto per scaldarsi in pochi minuti.
Come capisci che è pronta? Il modo preciso è il termometro a infrarossi puntato sulla superficie (trovi gli intervalli nella tabella qui sotto). Il modo pratico è il test della goccia: lascia cadere qualche goccia d’acqua. Se sfrigola e svanisce subito, ci sei quasi. Se le gocce si raccolgono in palline che scivolano sulla piastra, è calda abbastanza. Qualche goccia va bene anche sulla ghisa: il problema è il bicchiere d’acqua, non lo spruzzo.
E dopo che è calda, non riempirla tutta in una volta. Sei hamburger freddi di frigo abbassano la temperatura della superficie, e se sono troppi la piastra non fa in tempo a recuperare: invece di rosolare, la carne cuoce nella sua acqua. La ghisa regge meglio i carichi grandi, l’acciaio recupera più in fretta. In entrambi i casi conviene cuocere a ondate, lasciando un po’ di spazio libero.
⛔ Errore: acqua fredda sulla ghisa rovente
Molte guide sulla plancha dicono di versare acqua sulla piastra calda per sgrassarla. Sulle plancha in acciaio è una pratica diffusa, ma sulla ghisa (GBS, piastre Weber Q, inserto per kettle, quasi tutte le universali) lo sbalzo termico può crepare la piastra in un istante. Sulla ghisa raschia a caldo, lascia intiepidire e solo dopo pulisci.
A che temperatura deve essere la piastra
Su una piastra la temperatura che conta è quella del metallo, e la leggi solo con un termometro a infrarossi: la manopola ti dice quanto gas esce, non quanto è calda la superficie. Questi sono gli intervalli di partenza usati da chi cucina sulle piastre americane.
Cosa cuoci
Temperatura di superficie
Uova
150–175 °C
Pancake
175–190 °C
Bacon, patate, hamburger normali
175–205 °C
Smash burger, scottature
220–245 °C
Le piastre non sono uniformi. Sulla mia Slate, con i bruciatori al massimo, si superano i 260 °C al centro, mentre verso i bordi il calore cala. Uso il centro per le rosolature e i bordi per tenere in caldo quello che è già cotto.
Olio: dove e quanto
Carne e pesce in pezzi interi si ungono direttamente, con un velo d’olio sulla superficie asciutta. Tutto il resto (uova, riso, verdure a pezzetti, pancake) vuole l’olio sulla piastra: un cucchiaio steso con la spatola o con la carta, appena prima di versare il cibo. Usa un olio che regge il calore, come arachide o girasole alto oleico. Se l’olio si scurisce e diventa appiccicoso, la piastra è troppo calda per quello che stai cuocendo: abbassa o spostati verso il bordo. Per il resto vale tutto quello che ho scritto su come non far attaccare la carne alla griglia.
Pulizia secondo il materiale
La piastra si pulisce a caldo, finché i residui sono ancora morbidi: dieci minuti dopo sono incollati. Il metodo poi cambia con il materiale.
Ghisa grezza: raschia subito i residui con una spatola piatta e lascia intiepidire. Se serve, lavala con acqua calda e una goccia di sapone, ma senza ammollo e mai in lavastoviglie. Poi va asciugata del tutto, meglio rimettendola sul fuoco un paio di minuti, e protetta con un velo d’olio passato con la carta. È lo stesso rito della padella in ghisa.
Ghisa smaltata: niente da stagionare, ma lo smalto non ama gli abrasivi. Raschietto piatto a caldo, poi acqua calda e spugna non abrasiva a piastra tiepida, mai la paglietta. Asciuga bene, soprattutto sui bordi: se lo smalto ha una scheggiatura, la ruggine parte da lì.
Acciaio nudo (Blackstone e simili): raschia a caldo, versa un po’ d’acqua per staccare il grasso ostinato, raschia di nuovo e asciuga. Chiudi sempre con un velo d’olio steso sulla piastra ancora tiepida: è quello che costruisce la stagionatura e tiene lontana la ruggine.
Acciaio smaltato (Weber Slate): raschia a caldo verso la vaschetta del grasso, deglassa con mezza tazza d’acqua calda e passa di nuovo il raschietto. Poi asciuga e, a piastra spenta e tiepida, stendi un velo leggero d’olio. È la procedura che racconto nella recensione della Slate.
Qualunque sia il materiale, la piastra si conserva asciutta e coperta. Una piastra-accessorio lasciata sul barbecue all’aperto prende l’umidità della notte: meglio toglierla e riporla al riparo.
Cosa cucinare sulla piastra del barbecue
La piastra è la casa degli smash burger, delle fajitas e del tonno alla piastra, ma anche del riso fritto, della colazione salata con bacon e uova, delle verdure tagliate fini, dei gamberi e delle capesante. In generale tutto ciò che è piccolo, liquido o delicato, o che vuole una crosta su tutta la superficie. Se vuoi l’hamburger classico con i segni della griglia, invece, resta sulla griglia: lo trovi nella ricetta del bacon cheeseburger.
🔥 La scelta di Roberto
Se hai un kettle con griglia GBS, la prima piastra da comprare è la piastra GBS #7421: costa poco più di un terzo dell’inserto a tutto diametro e lascia libera la griglia intorno, quindi carne e contorno cuociono insieme. L’inserto rotondo ha senso dopo, quando sai che userai il kettle spesso come plancha per tante persone. Se invece cucini alla piastra ogni settimana, smetti di adattare il barbecue e prendi una plancha autonoma.
Domande frequenti
A cosa serve la piastra per barbecue?
Serve a cuocere sul barbecue quello che sulla griglia cadrebbe tra le barre o si brucerebbe: uova, verdure tagliate fini, pesce, gamberi, riso saltato, smash burger. È quella che molti chiamano piastra grill: una superficie piena che cuoce per contatto e fa la crosta su tutta la superficie.
Meglio la piastra liscia o rigata?
Liscia. Il lato rigato fa i segni ma non dà il sapore della griglia, e la carne tocca il metallo solo sulle righe, quindi fa meno crosta. Se vuoi i segni, usa la griglia.
Si può usare la piastra sul barbecue a gas?
Sì. Se il tuo modello ha una piastra dedicata, prendi quella; altrimenti va bene una piastra universale da appoggiare sulla griglia, purché lasci libero almeno un bruciatore e non faccia colare il grasso sui bruciatori. Preriscaldala a coperchio chiuso, a fuoco medio.
Che differenza c’è tra piastra e griglia?
In cottura diretta la griglia cuoce per irraggiamento, e il grasso che cola sul fuoco dà parte del sapore; la piastra cuoce per contatto, senza fiammate, e fa una crosta uniforme su tutta la superficie. Sono complementari, non alternative.
È meglio la piastra in ghisa o in acciaio?
La ghisa trattiene il calore e regge i carichi freddi; l’acciaio al carbonio si scalda prima e risponde prima. Per un accessorio da mettere sul barbecue la ghisa smaltata è la scelta più semplice; per una plancha autonoma conta di più quanto sei disposto a curare la superficie.
La piastra in ghisa fa male alla salute?
No. Il ferro che può passare al cibo diventa apprezzabile solo con cibi acidi e umidi cotti a lungo, cosa che sulla piastra non succede.
Come si fa a non far attaccare la carne sulla piastra in ghisa?
Piastra ben preriscaldata, carne asciutta e unta, un velo d’olio sul metallo, e pazienza: quando la crosta è formata la carne si stacca da sola.
Si può mettere una piastra sul kettle Weber?
Sì: la piastra GBS al centro della griglia Gourmet BBQ System, l’inserto rotondo Weber o le piastre aftermarket a tutto diametro per il 57 cm, oppure un fire plate ad anello sopra il braciere.
Piastra per barbecue: quale scegliere, in breve
Se hai un barbecue di marca, parti dalla piastra dedicata al tuo modello: entra al primo colpo e il grasso va dove deve. Se non esiste, scegli una piastra universale in ghisa, liscia e di spessore vero, che lasci libera una parte della griglia. Se cucini alla piastra ogni settimana e per tante persone, smetti di adattare il barbecue e prendi una plancha a gas.
Qualunque piastra tu scelga, il risultato lo fanno il preriscaldamento e la pulizia, non il prezzo. Una piastra da 40 euro scaldata bene fa una crosta migliore di una da 200 messa sul fuoco fredda.
Hai una piastra sul tuo barbecue? Raccontami nei commenti quale usi e cosa ci cucini più spesso: le risposte migliori finiscono nel prossimo aggiornamento della guida.
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